Profil de carmine marcoForse nn saremo del tutt...PhotosBlogListesPlus Outils Aide

Blog


30 avril

Pace

Deviato,

oggi cambiato

 xkè stufo di questa paranoia.

E al centro di tutto c’è la malinconia.

E non va via.

Ti butti giù da solo quando sei in sua compagnia

soluzione nn esiste.

Ho provato a sognare

Ho provato ad amare

Ho provato ad odiare

ma … alla fine … restano 3 puntini …

E lasciano tutto all’immaginazione di qlcsa ke vorresti

e ke nn hai.

Inetta aspettativa.

Oggi cambiato

xkè scrivo senza emozioni

Vuoto

Lontano dalla mia casa

Lontano dalla mia testa

Lontano dal mio cuore

Parole, sole e fredde,

accompagnate dal rumore della tastiera

sulle strade pallide della sorte

vagano nel pensiero,

felici cercano la morte.

Lungi dall’esistenza dell’immaginazione

resta il vuoto.

E cerco la pace nel vuoto.

E’ pace a metà…

                                                           [Prince_charmin]

19 avril

Cos’è un ubriaco...

Divagazioni filosofiche del professor Piscopo

 

“Prendete una qualsiasi persona, versatele dentro cinque o sei litri di birra, e ne farete un ubriaco”, diceva Schopenhauer agli alunni del suo corso di Pessimismo all’università di Jena. Era una frase che il Maestro ripeteva spesso, e gli alunni si chiedevano ogni volta se il loro insegnante era molto profondo o molto ubriaco.

In realtà, Schopenhauer voleva dire che ognuno di noi è ubriaco in potenza. Naturalmente, essendo ubriaco, aveva bisogno del paragone della birra per dare un’idea dell’ubriachezza. Se fosse stato sobrio, avrebbe usato altri termini, e non si sarebbe sdraiato sulla cattedra.

In realtà, soleva chiedersi spesso il filosofo, cos’è un ubriaco? E, penso, qualcuno di voi si sarà talvolta rivolto la stessa domanda. Non è, evidentemente, uno che beve. Tutti noi beviamo. Non è nemmeno uno che beve molto. I cammelli bevono molto, ma non ne ho mai visto uno cacciato fuori da un bar.

Schopenhauer, ad esempio, dava questa definizione dell’ubriaco: “Un ubriaco è quella persona che dopo aver bevuto molto vino, o birra, o bevande alcoliche, a fine serata vede due baristi dietro il banco”. In realtà, è una definizione errata, come ebbe a fargli notare Hobbes. Se ad esempio al bancone del bar servono marito e moglie, cioè due baristi, tutti gli avventori del bar sono da considerarsi ubriachi? Evidentemente no. Quindi la definizione esatta, secondo Hobbes, è la seguente: “Un ubriaco è quella persona, che dopo aver bevuto molto vino, birra e melassa, a fine serata vede il doppio dei baristi che vedeva prima di bere”.

A parte il fatto che Hobbes, come avrete notato, ha messo la parola “melassa” al posto delle bevande alcoliche, e questo non è ontologicamente corretto, perché corrisponde a un suo gusto soggettivo, non si vede come questa definizione possa esser presa per buona. “Infatti,” critica Schopenhauer, “la teoria del doppio è assurda. Mettiamo il caso che all’inizio, quando il futuro ubriaco inizia a bere, al bancone ci sia solo il marito, e la moglie sia a spazzare il retrobottega. A fine serata l’ubriaco non vedrà marito + marito: ma due mariti e due mogli, cioè quattro volte il numero iniziale. Inoltre, una persona che va al bar per divertirsi, non può mettersi a contare il numero dei baristi tutte le volte per essere sicuro di accorgersi quando è ubriaco.”

La critica di Schopenhauer è molto feroce, certo, ma in re ipsa ineccepibile, almeno fino a questo punto.

“Hobbes,” prosegue Schopenhauer, “può continuare nella sua vana ricerca di una definizione matematica dell’essenza dell’ubriachezza. In realtà, egli è un bevitore di melassa e come tale dovrebbe limitarsi a parlare di libri per ragazzi. Comunque, se una definizione dell’ubriaco può essere tentata, io suggerirei questa: “Ubriaco è quella persona che, dopo aver bevuto molto vino, o birra, o fernet, o bevande alcoliche, non riesce più a stare in piedi su una gamba sola e a braccia aperte, e a camminare dritto su un’immaginaria linea retta.”

Definizione granitica, nella quale però anche voi potete cogliere qualche debolezza. Il che non sfuggì a Hobbes, il quale soleva dire che “In amore e in filosofia tutto è lecito”, come ben sapevano le sue scolare. Egli attaccò l’edificio schopenhauriano con le pesanti mazzate della sua dialettica. Rilevò in primo luogo la presenza della parola “fernet” nel discorso del Maestro. “Evidentemente,” scrisse Hobbes, “nella camera dove ormai vive rinchiuso, Schopenhauer ha trovato una bottiglia di fernet, e questo ha gravemente deviato la usa prospettiva metodologica; infatti la sua ultima definizione è un capolavoro di formalismo, senza alcun contenuto. Prendiamo il fatto dell’”una gamba sola e a braccia aperte”. E’ ovvio che ben poche persone civili si sono mai trovate in vita loro in una simile posizione. Eppure, non penso che debbano essere considerate ubriache. Neanche il Papa, immagino, saprebbe restare su una gamba sola e con le braccia aperte. Schopenhauer vuole forse fare del sottile anticlericalismo? E poi, come dobbiamo immaginare che funzioni questo criterio? Forse che una persona debba entrare in un bar saltellando su una gamba sola, dimostrando di essere sobria? E lo sarà per tutto il tempo che riuscirà a restare in quella scomoda posizione? E se metterà il piede a terra, dovrà in quel momento esser considerata ubriaca? E come farà a bere se dovrà tenere le braccia aperte? Schopenhauer risponda a queste domande, e gli regalerò una bottiglia di brandy. Inoltre, cosa vuol dire un’”immaginaria linea retta”? E’ ovvio che, se diamo spazio all’immaginazione, il rigore scientifico va a farsi benedire. E se io non riesco a immaginare una linea retta, ma solo donne nude? E se anche riesco a immaginarla, chi mi dice che è retta, e che la fantasia non mi giochi un brutto scherzo, e che non debba camminare tutta la notte su una circonferenza? Mi sembra di essere stato chiaro, anche se spietato. Propongo dunque, come mia ultima definizione la seguente, che mi sembra perfetta: “Ubriaco è quella persona che, dopo aver bevuto molto vino, o birra, o melassa, esce da sé”.

Definizione breve, illuminante, che però, come potete immaginare, non può soddisfare completamente una mente superiore. “Infatti,” scrisse Schopenhauer, “mi sembra che stiamo cadendo nel ridicolo. La frase “esce da sé” è un capolavoro di scemenza. Esce da sé? E dove va? E se esce da sé, lascia dentro tutto quello che ha bevuto? Ma allora non è più ubriaco. E se si porta dietro tutto quello che ha bevuto, cosa dice il primo sé? E il barista, chi deve far pagare? Il nuovo sé, il vecchio sé abbandonato, o tutti e due? Non vorrei che questa fosse una scusa per bere gratis alle spalle di chi lavora.

“Comunque, concedo un’ultima possibilità alla discussione. Non per Hobbes, che è troppo occupato a entrare e uscire dal suo sé per parlare di filosofia, ma per quanti hanno a cuore la civile disputa dialettica. Dirò allora che: “Ubriaco è quella persona che ha bevuto molto, ma molto, molto vino, birra e bevande alcoliche.”

Mi sembra che l’intuizione del Maestro non abbia bisogno di commenti. Questa volta, anche Hobbes fu d’accordo e pagò da bere. [Stefano Benni] 

6 avril

ASSA//SINS

Come and break me down

Kill me, kill me, kill

My soul

And take me away from home

You could change me

Making real on my own.

Bury me, bury me, bury

Listen loud my pain

I wanna go away by train

Leave Earth to live this world

Goin’ in another only with you.

Gimme joy and run free

I wan’t to be

On your own

Please leave me alone.

Please leave me alone.

Leave me, change me, kill me.

Kill me.

 

Come and break me down

Kill me, kill me, kill

My soul

And take me away from home

You could change me

Making real on my own.

Bury me, bury me, bury

Listen loud my pain

I wanna go away by train

Leave Earth to live this world

Goin’ in another only with you.

Gimme joy and run free

I wan’t to be

On your own

Please leave me alone.

Please leave me alone.

Leave me, change me, kill me.

Kill me.

 

Note in merito:

scritta la mattina del 3.4.07 mentre il prof. Paolella (ke palle) spiegava un'utilissima lezione di Biotecnologie cellulari (io ero convinto ke Paolella spiegasse solo Bioinformatica, ma poi Rosaria mi ha fatto notare ke forse mi "ero confuso", nn voglio essere esaGGeratamente volgare riportando alla lettera le sue parole...).

Cmq alla fine la faccio leggere a Rosaria, ke tra l'altro sta frequentando un corso d'inglese (mmhhhhhaaaaa?!?) ke dapprima s'incazza xkè avevo interrotto la sua discussione preferita (si parlava di tarallucci e casatielli), poi dopo una decina di minuti d'insulti si mette a leggere la mia composizione (devo essere sincero, la facevo più ignorante uashaushua) e alla fine esclama: "No, non è possibile, ma da dove l'hai copiata???" ...

Ma se l'ho scritta sotto i suoi occhi, da dove la potevo mai copiare?!?

"Si, ma allora ke significato ha??? E poi guarda ke assasins in inglese nn esiste..."

A parte ke sn stato circa mezz'ora a spiegare ke il titolo era spezzato di proposito e la seconda parte era riferita a "sins", peccati, mentre sul fatto di assasins stranamente aveva ragione: Assasins nn esiste nel vocabolario italiano-inglese (sono anke andato a controllare) ma è una parola ke deriva dall'ebraico Ashashin ke ha dato origine sia alla parola assasino ke alla parola hashish. Infatti, in passato di solito x assasini s'intendevano i kamikaze, ke prima di compiere l'usuale gesto di autodistruzione era soliti drogarsi....

Penso ke adesso nn ci sia più bisogno di spiegare il senso di questo componimento.

 

 

1 avril

Sottozero

Ho lavato l’anima con la candeggina

per cancellare ogni macchia di te

ma così ho solo lacerato la mia essenza.

Ho tagliato le vene per dimenticarti

ma il sangue ha cominciato a refluire

verso il cuore che non si è arreso.

Ho smesso di respirare

ma i polmoni non hanno collassato

perché ricordavano ancora il tuo profumo.

Ho provato a smettere di pensare

ma nel mio cervello scorrevano fiumi di immagini

che ricordavano le tue labbra infuocate.

Ho cercato di fottere il desiderio con altre donne

ma mi mancava la tua pelle

e la libido è tramontata.

Ho lasciato gelare il mio cuore

ma il tuo pensiero

fungeva da coperta.

Ho stretto forte le mani al collo

ma le tracce dei tuoi baci

hanno impedito di strangolarmi.

Ho infilzato un coltello nello stomaco

ma il sapore della tua pelle

ha impedito che si squarciasse.

Ho puntato un laser ai miei occhi

ma le lacrime

hanno impedito di accecarmi.

Ho mischiato droghe di tutti i tipi

sperando in un’overdose, ma collassando

ho ricordato che sei tu la mia unica droga.

Ho provato in tutti i modi a morire

ma alla fine ho capito che

non posso né uccidermi né vivere

Perché io non esisto senza te.

La mia esistenza acquista valore

solo quando sto con te,

senza di te sono uno zero.

Solo che tu non sei mia.